12/1/2026 ore: 15:26

Terziario, Fabrizio Russo: "Milioni di lavoratrici e lavoratori ridotti allo stremo tra incertezza, precarietà e sfruttamento"

È questo che raccontano le storie di Fabio Giomi e Pietro Zantonini

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Due vicende diverse, una di queste segnata da un esito drammatico, ma che fanno capo allo stesso contesto, quello a cui appartiene ormai il lavoro del settore terziario - che comprende servizi, commercio, distribuzione, appalti, filiera del turismo della ristorazione e della cultura - dove, da qualche tempo a questa parte sembra che le imprese si sentano libere di gestire rapporti e condizioni di lavoro sorvolando sui diritti di lavoratrici e lavoratori.

Il diritto alla continuità lavorativa per Fabio Giomi, sottoposto a un raggiro spregiudicato per giustificarne il licenziamento, e il diritto alla sicurezza per Pietro Zantonini, vittima di turni che andavano ben oltre le ore previste dal contratto e si svolgevano di notte a temperature proibitive.

Il mantra del profitto legittima qualsiasi comportamento, da quello sprezzante delle regole e della decenza messo in atto nel commercio allo sfruttamento del corpo del lavoratore oltre ogni ragionevole limite nei servizi di vigilanza.


È in questa deregulation etica che sta declinando il lavoro nel terziario. Ridimensionamenti e passaggi di proprietà sono ormai all'ordine del giorno nel commercio e nel turismo, dove le crisi di bilancio si affrontano eliminando forza lavoro piuttosto che progettando strategie di rilancio dell'attività, mentre il giro degli appalti, un ricorso statisticamente consistente a contratti pirata e, come ha dimostrato la vicenda di Zantonini, a contratti a termine - pochi vincoli e massimo sfruttamento - sono la cifra del comparto della vigilanza e dei servizi di sicurezza, dove è proprio la sicurezza degli addetti la nota dolente, dai frequenti assalti armati ai portavalori alla totale indifferenza per la salute di chi lavora.


"Le lavoratrici e i lavoratori del terziario sono ridotti allo stremo - commenta Fabrizio Russo, segretario generale Filcams Cgil - per loro ormai il lavoro è diventato sinonimo di incertezza, sanno che quello che hanno oggi potrebbe non esserci più domani, perché qualcuno può decidere indiscriminatamente delle loro vite e della loro sopravvivenza, a questo punto fino al significato più estremo che la parola può assumere".

È ora che le istituzioni prendano atto di quanto sta avvenendo in un settore centrale e basilare per la comunità. "Non possiamo più considerarci un Paese democratico e civile - conclude Russo -finché i diritti della forza lavoro che contribuisce a tenerlo in piedi vengono sistematicamente calpestati e la vita delle persone non viene degnata di alcun rispetto".