Coin fa la «quasi» serrata
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martedì 30 agosto 2005
pagina 8
CAPITALE/LAVORO
Coin fa la «quasi» serrata
Tenute fuori le commesse che non accettano i nuovi orari
MANUELA CARTOSIO
MILANO Uomini della security, «armati» di nastro adesivo, ieri hanno impedito alle commesse dei magazzini Coin di entrare al lavoro. E' successo in tre punti vendita milanesi (Piazza Cinque Giornate, Corso Vercelli, Piazzale Cantore) e nel magazzino Coin di Genova. Tranquilli. Il nastro adesivo non è stato usato per impacchettare le commesse, ma «solo» per tappare le feritorie dove si fa scorrere il badge di riconoscimento per «timbrare il cartellino». L'episodio segna un escalation nello scontro tra Coin e sindacato sulla «riorganizzazione» dell'orario di lavoro. Ieri scattavano i nuovi orari, decisi unilateralmente dall'azienda e comunicati ai dipendenti con «ordini di servizio». Le commesse che si sono presentate secondo i vecchi orari sono state bloccate o dal nastro adesivo o dai capi del personale. Quelle che sono riuscite ad entrare, grazie all'intervento di polizia e carabinieri, non sono state fatte lavorare.
Il gruppo Coin, da maggio, è di proprietà del fondo d'investimento francese Pai che ha subito scodellato la sua ricetta per uscire dal profondo rosso dei bilanci: chiusura di 3 magazzini (Taranto, Roma e, a Milano, quello di piazzale Loreto), esuberi sparpagliati, per tutti riorganizzazione degli orari di lavoro. Il piano di massima, sottoscritto a livello nazionale dai sindacati, ha scaricato le rogne sulle trattative in sede locale. Trattative, di fatto, inesistenti. «O si firma quel che Coin ha già deciso o partono gli ordini di servizio», riassume Dora Maffezzoli, segretaria della Filcams Cgil milanese.
Lo sciopero di fine luglio nelle filiali milanesi non ha incrinato l'atteggiamento di chiusura dell'azienda. E la «serrata» di ieri è un chiaro messaggio spedito dall'azienda in vista dell'incontro odierno all'Unione del commercio. Sul tavolo per i vertici Coin c'è solo la chiusura del magazzino di Piazzale Loreto. Il sindacato vuole trattare contestualmente anche la riorganizzazione degli orari. Per questo le commesse di Coin oggi ri-scioperano e manifestano sotto l'Unione del commercio.
La «riorganizzazione» degli orari, oltre a sconvolge la vita dei dipendenti, è caratterizzata da quelle che la segretaria della Filcams definisce «demenziali illogicità». L'unica «logica» è quella del «qui comando io». I dipendenti full time, che fin qui lavoravano «a scorrimento» (una settimana al mattino, una al pomeriggio, una con l'orario spezzato), faranno sempre l'orario spezzato. Significa tutti i giorni un buco di tre o quattro ore tra mattina e pomeriggio. Anche i part time sono finiti nel frullatore della «riorganizzazione» degli orari. E pure loro hanno ricevuto gli ordini di servizio. Cosa vietata dalla legge: il part time è un rapporto di lavoro «individuale» che non può essere modificato senza il consenso del dipendente.
Il caso Coin non è isolato. Nel settore della grande distribuzione la disdetta unilaterale degli accordi pregressi è una moda dilagante.
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